Tornare a scrivere per riprendermi me stessa

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È che in fondo…

…gira che ti rigira, la verità è sempre la stessa. Che ti senti sola. Che cerchi di riempire un buco che non si riempie mai.

Che in realtà è solo un pozzo senza fondo… e ingloba tutto, e tutti.

E sta dentro di te. E tu ci scivoli dentro. Ma fai di tutto per non sentire. Per non sentire il male. Per non sentire il vuoto. Non ti lasci nemmeno il tempo di dormire. Riempi le giornate, per riempire quel vuoto. Riempi gli occhi. Riempi le labbra. Riempi le mani. Riempi il tutto. Affoghi nell’alcol. A volte, sempre più spesso. Ma mai troppo, mai da sola. Ancora quella soglia non l’hai superata, e sai che non la supererai.

Perché resti sempre sul limite, ma qualcosa ti salva. Però, sì. Insegui chimere sperando che riempiano quel vuoto. Non ti impegni in qualcosa che possa avere più senso perché al tempo stesso hai l’ansia di venire intrappolata. Anche se poi le cerchi sempre, quelle corde, quel limite, quel confine. Che nessuno ti ha mai saputo dare.

Allora stanotte provi a scrivere. Ma non all’ennesimo uomo. Che scappa. Perché in fondo sono sempre tutte corde superficiali. Non all’ennesimo cazzo che vuole sfondarti. Perché da ingenua, timida, bloccata… sei quasi diventata una di quelle. Per non sentire. Sempre e solo per non sentire.

E vorresti solo ritrovare quel momento in cui riesci a non pensare più. A non sentire più.

buonanotte

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Ritorni

Non ho più scritto

Sono scesa un attimo all’inferno e ho fatto ritorno.

Un inferno fatto di sesso, di masochismo, di incontri vuoti e inutili, anche se non sempre.

Un inferno fatto dei diavoli che sono dentro di me. Li ho guardati in faccia. Ci ho sputato contro. Li ho amati. Li ho abbracciati. Li ho baciati. Scopati. E poi sono scivolata via. Di nuovo.

Ho deciso di chiudere una storia. Che in un anno mi aveva fatto a pezzi più e più volte. Perché non era la mia storia. Era la storia di un’altra persona, a cui io mi adattavo come liquido. Ma ogni volta restavo vuota. Per un attimo brillava in me il desiderio, l’eccitazione, ma non arrivava mai al dunque. Perché i desideri erano i tuoi, così lontani dai miei. Soddisfaceva solo i tuoi bisogni. Che erano gli stessi miei. Per quello non potevamo mai veramente incontrarci. Ma tu non l’hai mai capito. Hai fatto di me il tuo burattino. Solo perché te l’ho permesso io. Però quella era una forma di dolore che non mi dava piacere. Era solo una forma di vuoto per me. E non faceva che allargare ancora di più i buchi che ho dentro.

E così, dopo aver capito chi sono, anche grazie a questo, non lo nascondo, ho capito ancor meglio cosa voglio. Dove voglio andare. Dove sto io. E non è con te. Non è stando al tuo gioco che succede. Non è tradendo la fiducia di altre persone che mi sentirò bene. Te l’ho detto mille volte che non poteva continuare.

E ora che sono scomparsa io, per la prima volta, non te ne fai una ragione. Mi rincorri come un pazzo. Affermi di essere sotto casa mia in piena notte. Mi chiami ancora più tardi. Una, due, tre, cinque volte di fila. Ma resisto. Non rispondo. Perché ora so chi sono. So cosa posso avere. So di cosa posso godere. So cosa mi merito. Nel bene e nel male. E tu non sei una di queste cose. Ricordatelo.

Mi insulti. Mi chiedi scusa. Mi offendi di nuovo. Colpisci sul vivo, mi fai sentire in colpa. Mi dici di farmi curare. Mi dai dell’ipocrita. Dell’idiota del cazzo. Chiudi anche tu. Forse tornerai tra qualche giorno, chiedendomi scusa di nuovo. Ma non cambieranno le cose. O forse davvero non tornerai più.

Ora sono più forte. Anche se mi fai male, non torno da te. Non ho più bisogno di scattare ad ogni tuo schiocco di dita. Non ho più bisogno di te per vivere le mie notti. Sto finalmente bene anche da sola. So che tipo di male mi dà piacere, e non è il tuo. E spero che il senso di ansia, di angoscia, di questi ultimi giorni scompaia. Spero la porta sia chiusa davvero. Altrimenti la serrerò più forte. Ma non tornerò indietro. O non avrò mai più la mia vita. Non voglio essere perdonata da te. Perché mi dai dell’egocentrica arrogante e non so che altro. Quando tutto ciò che mi chiedi è soddisfare le tue perversioni. A costo di pagarmi. No. Non sono perversioni condivise. E quando parlavo di amicizia non intendevo questo. Ma a te non interessa. Non è vero che rinnego un rapporto. Il punto è che non lo è mai stato. Non era reale. Io ero solo uno strumento del tuo piacere. Ma questa funzione la addobbavi di tanto altro, per non farla sembrare tale. Per toglierti ogni responsabilità. E darla solo a me. Ma non sono più la tua bambolina. Non sono più la tua bambolina. Non son più la tua bambolina. Quella bambolina che nella tua testa era una mistress. Così ti pareva di rendere giustizia alle cose. Ma il comando l’hai sempre avuto tu, altrimenti non saremmo arrivati fin qui.

La tua schiava se ne va. Perché in fondo non è mai stata tua. Perché in fondo non è mai stata davvero schiava. Perché tu una schiava non la volevi. E mi hai solo ingannata.

 

 

 

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E poi

Quel pezzo di merda è svanito

Nel nulla

Prima che potessimo rivederci

Non ha avuto nemmeno le palle di rispondermi al telefono

Hai fatto a pezzi l’ultima parte di cuore che mi era rimasta

Un mio amico mi ha detto che sto così male perché provo ancora speranza in qualcosa

Gli ho risposto “quale speranza?”

È morto tutto

Io per prima

Ma devo sorridere di fronte a chi amo e mi mostra quanti tagli si è fatta stanotte

Perché anche lei in fondo ama troppo. E si distrugge

Perché il dolore fisico serve a coprire ciò che ti distrugge dentro

A sperare di non sentire più

Non sentire più

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Non riesco a toglierti dalla testa

Non avevo previsto di incontrare di nuovo un’anima che potesse piacermi tanto

Tanto da sciogliere il ghiaccio che sentivo dentro

Non riesco più a fare la stronza

Non riesco più a fare la puttana

E ho paura sia solo un enorme errore

Sento il panico che mi avvolge

Ma al tempo stesso non riesco a tirarmi indietro

Vorrei vederti

Per capire meglio

Per capirti

Per capirci

Per capire se mi manchi sul serio

Se stiamo bene sul serio

Se è tutto un grande trucco di un illusionista

Che si diverte a prendermi in giro

Ho voglia di te

E di nessun altro

Cercami.

Calmami.

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2019

Ci siamo dentro da un pezzo ormai, quasi tre mesi.

E io continuo a sentirmi dentro un frullatore per la maggior parte del tempo. Perché appena mi fermo mi sale un’ansia che ancora non so gestire. E quindi non riesco davvero a fermarmi. Come se per paura di non vivere davvero dovessi continuare a fare, fare, fare… Ma soprattutto non sapessi più stare da sola.

Che ho nella testa?

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sono una stronza o no?

Mi hai messo di fronte a quella parte di me che ho sempre cercato di seppellire.

O di punire.

 

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