Ogni tanto scrivo…

…e mi rendo conto che lo faccio troppo poco. Sporadicamente.

Perché il tempo mi manca. Perché lo passo a lavorare, e quando non lavoro cerco di viaggiare. Mi manca il tempo nel mezzo. Mi mancano i fine settimana liberi, o anche le serate. Mi manca il fatto di riuscire a vedere le persone vicine, a volte vedo, o sento, più spesso quelle lontane. E mi rendo conto di essere sempre più un animale solitario. Per scelta, o forse destino. Non saprei. Sto bene da sola. Sto bene anche da sola. Solo che poi arriva il tuo compleanno. E niente, ti accorgi che rispetto a un anno prima sono in tanti a esserselo dimenticati. Forse perché fatalità era la vigilia di Pasqua e c’era troppo, tanto altro da fare. Forse perché scappi sempre e alla fine ci riesci. Forse perché sei così grassa che pensi ti notino tutti e invece sei solo trasparente. Sempre più in questi anni mi rendo conto che il mio desiderio di sparire nel nulla era perché venivo sempre additata da tutti come la cicciona, fin da piccola. E altrettanto spesso mi rendo conto come, incredibilmente, nonostante la mia mola io sia riuscita davvero a sparire. La gente non mi vede, non si accorge di me, mi calpesta, non risponde o risponde male. È la gente peggiorata o sono io? Forse dipende solo dal momento, quando non si sta bene si vede tutto un po’ più nero, un po’ più buio. Quando c’è il sole, sembra invece tutto più bello e si sorride senza motivo. Anche se la situazione non cambia. Quindi so, che ora scrivo queste righe per sfogarmi e poi passerà. Passerà come passa tutto. Tutto scorre. Tutto scivola via.

In questo periodo non sto bene. E ciò ha significato rinunciare a molti, moltissimi impegni sociali. Bere o mangiare fuori equivale a stare male. E qui non bere significa essere un mostro. Non partecipare a un pasto, un aperitivo, una bevuta significa non avere più una vita sociale. O quasi. Arrivo a sera stanca, e spesso comunque devo lavorare. Sono in poche le persone che mi sono rimaste intorno, e io lo capisco che sia stancante continuare a ricevere “no”. Però allora mi sento ancora un po’ più sola. Anche perché sono tanti anche i “no” che ho ricevuto io quando ho avuto un attimo libero o un momento in cui stavo bene. E mi ferisce il cuore sentirmi dire “sempre la solita scusa” se dico che non sto bene. Dal di fuori è complicato. E poi sorrido sempre e se sorridi non stai male.

L’ho imparata a 15 anni questa cosa. Quando il ragazzo (uomo) che un po’ mi piaceva mi fa che ridevo sempre, che non ero mai seria. Come se io fossi felice senza un problema al mondo. Invece dentro avevo l’inferno e piangevo lacrime amare e dolorose, ma non sapevo tirarle fuori. Non ho mai saputo farlo. Non ho mai saputo essere altro che bianco o nero. Quando sono con le persone, con quelli a cui tengo, voglio vivermi quei bei momenti e stare bene. Vivere l’adesso. E allora non voglio portarmi dietro l’angoscia che ho in altri posti (allora era in casa mia, e non vedevo l’ora di fuggire).

Solo che sono diventata così brava da sembrare senza problemi. Poi sono diventata quella che è sempre in giro e non si sa dove sia. Poi quella disoccupata, poverina. Quella con tanti master, ma sempre disoccupata. Poverina. E poi quella che lavora troppo, ma come fai a fare questa vita. Non si va mai bene. Sono una fuori coro. Lo sono sempre stata.

Forse è per questo che a 9 anni ho scelto il pianoforte. Perché non sta nell’orchestra. È da solo. Anche se poi avrei tanto voluto essere uno dei mille archi dell’orchestra, ma non ci sono mai riuscita.

Sempre diversa.

Credendo nella mente di essere unica, o speciale.

Ma in fondo diversi lo siamo tutti. E anche speciali.

E vorrei tornare a capirle quelle persone speciali che sapevo tanto ascoltare. E con cui ora non so più di cosa parlare. Mi sento molto distante. Distante anche da me. Ma a volte ritorno.

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giornata di merda

punto.

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Post – sfogo a caso :P

vabbeh… poi uno dopo aver scritto ed essersi sfogato magari si calma.

Magari passa tutto. Voglio imparare a lasciar che le cose mi scivolino via.

Lo so già che certe battute fatte con una vera amica, restano battute e basta. Ma su certi argomenti, discorsi fatti nero su  bianco, se il rapporto non è più quello di prima (o magari non lo è mai stato, e io non me ne sono accorta, perché ho sempre il prosciutto sugli occhi) pesano, pungono e danno fastidio.

Non sopporto chi usa due pesi e due misure, uno per sé e uno per gli altri. Tutto qui.

E ora basta, che devo lavorare 😉

Grazie, parole, per lo sfogo.

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Sfogo a caso

sì, perché tanto scrivo a random e questo alla fine, per noia o per piacere, è un po’ li mio diario.

Ho problemi con le amicizie. O meglio, non ne ho, finché non si incrina qualcosa, e quando si incrina a me pare succeda in modo irrimediabile. Mi è successo una volta, con quella che era la mia migliore amica. Da allora di migliori amiche non ne ho più avute. Ho persone che mi sono vicine, a cui voglio molto bene, e per cui so che farei di tutto. Ma quella persona che chiamavi o a cui scrivevi per ogni cosa, con cui ti sentivi al telefono (e non al cellulare, perché di amicizia storica si tratta!) ogni giorno, non c’è più. Forse è semplicemente finita la giovinezza e le relazioni sono diventate più da adulti, più mature. Forse è perché ho un marito e magari è lui che interpello per primo, anche se a volte, povero, forse lo sommergo di pensieri a raffica… dipende dai momenti! E forse è anche perché ho una cara sorella vicina, con cui ho condiviso molto, che alla fine è un po’ come la mia migliore amica. Solo che è mia sorella, e per me è molto di più. E soprattutto, non su tutto, ma su molto, so che mi capisce senza tanti giri di parole.

Poi non so, forse la mia vita è complicata, forse ho vissuto esperienze che non tutti vivono… ma credo che ognuno abbia avuto nella vita i propri momenti difficili da superare, e alla fine siamo tutti stai bene e male, indipendentemente dal motivo. No?

E perché lo sfogo? Perché mi è successo di nuovo. Ho di nuovo “rotto” con una persona che credevo amica. Con cui sto comunque cercando di mantenere un rapporto “decente” ma purtroppo sentirla mi fa innervosire. E comunque, in realtà, non si fa mai sentire, ne mi chiede mai come sto. Mentre quando lei aveva bisogno io ci son sempre stata… se invece volevo vederla io, lei spesso era capace di dirmi che aveva anche altri impegni, e quindi ciao. Per cui forse avrei dovuto capire sin da subito che è abituata che il mondo gira attorno a lei, quando a lei pare, e non c’è equilibrio tra le parti. Io non sono capace di sentire qualcuno che conosco, ma con cui non mi sento mai, solo perché ho bisogno di qualcosa che potrebbe farmi avere. O perché so che potrei scroccarci una vacanza gratis. Ho bisogno di costruire rapporti. Forse mi faccio troppi problemi. Ma non riesco a essere menefreghista. E poi non so, forse le esperienze ci hanno spostato in direzioni diverse. Fatto sta che ho l’impressione che non riesca a mettersi mai nei panni degli altri, almeno non nei miei. E se mi prendi in giro perché ti dico che sto male e preferisco non uscire (ho dei disturbi che non sono curabili, ma in molti li prendono sotto gamba forse perché non mi hanno mai vista quando ho le coliche) dicendo che è sempre la solita scusa… magari a me un po’ da fastidio. Se poi ti dico che devo pure lavorare (e non ho lavorato per due anni di fila, ma tu che il lavoro lo trovi senza problemi non sai che significa), forse per me ha un valore diverso che per te. Ma prendermi tre giorni di ferie per uscire una sera (discorso lungo, ma funziona così per avere certezze di sabati liberi) con qualcuno che comunque non si fa mai sentire… beh… anche no. Forse dovrei dirglielo chiaramente. Ma di sicuro mi direbbe cose del tipo “Ma io non intendevo. Sei la solita esagerata”. E allora lascio perdere e scrivo qui. Abbiamo già litigato una volta, anzi due, perché tu puoi lamentarti ma io no, sono la solita esagerata. E allora mi sono rotta.

Ciao

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In dream begin responsibilities…

E niente. Il titolo non c’entra niente con il post. Il post non c’entra niente con i sogni. Forse.

Perché? Perché non ho ancora deciso di cosa parlerò, ma come sempre lascerò i pensieri fluire e seguire le onde. E allora è il 23 dicembre, sono a casa da sola, ho finito la traduzione per oggi, dovrei sistemare qui e fare mille cose. Ma. Ma c’è un ma.

Niente di grave. Ho solo cercato tra i miei vecchi CD e ritirato fuori Achtung Baby, degli U2. Non lo ascoltavo da secoli… e so ancora tutti i testi a memoria! (per forza poi non riesco mai a ricordarmi nulla, ho la memoria intasata!). E così il titolo è semplicemente la strofa che stavo cantando in quell’esatto istante. Tutto qui.

Ora sta passando “Love Is Blindness” una della mie preferite. Vabbeh, ma sono tutte belle, inutile parlare di preferite o meno. “Love is drowning, in a deep well. All the secrets, and no one to tell. Take the money. Honey. Blindness”.

E niente… quante volte ho detto “E niente” finora? Lasciamo stare. Il fatto è che sono fatta male. Malissimo. Mi lascio trascinare, dalle cose, dal vento, dalla musica, dai film, dal teatro, dai gatti, dai libri, dalle storie raccontate, nelle voci degli altri, nei loro occhi. E dal mare. Nel senso che non lo so come siano fatti gli altri, ma io mi perdo. Mi perdo tantissimo. E a volte non mi ritrovo. Mi sento risucchiare. Esco dal cinema, e faccio fatica a parlare perché sento ancora mille emozioni che turbinano dentro. Sento una canzone e devo cantarla, anche solo sottovoce, e mi vengono i lacrimoni se la trovo emozionante. E poi mi dipinge di quei colori tutto ciò che mi circonda. Vado a un ritiro di yoga e mi dà fastidio sentire poi le persone ciarlare allegramente, perché sento di aver bisogno di quel silenzio che mi permette di far risuonare tutto dentro. Pensavo fosse per tutti così, ma mi sa che mi sbaglio. Ed è bellissimo. Ma fa anche malissimo. Guardo il mare e mi vorrei immergere dentro le sue onde. Chiudere gli occhi e sentirle forte. Sentire il suo odore. Sono felice così, solo a sentirlo, meglio se non fa troppo caldo. Anche con il lago. Potrei stare ore a fissarlo. Ma c’è chi si annoia. C’è chi mi dice che gli mette malinconia. Ma a me a volte questa malinconia fa essere felice, è una malinconia bella, non è tristezza. Mi gonfia il cuore. Solo che poi mi ferisco con niente. Così come se sbatto appena contro una sedia mi viene subito un livido enorme, o mi taglio davvero con niente… altrettanto mi si taglia l’anima se mi viene detto qualcosa che non mi aspetto. Mi sento ipersensibile, non ho mai la risposta pronta, non so reagire all’istante. E finisco con il dire sempre meno di me. Con il nascondermi dietro un dito. Dietro un blog in cui non metto la faccia, né il nome. Sto cercando di migliorare. Con le persone più vicine sono me stessa. Ma faccio fatica, tanta fatica a dire davvero quello che penso, perché so di non avere la verità in mano, che ogni opinione può giustamente essere ribattuta, ma se non so di avere tutti i dati (e non li avrò mai su nessun argomento) non mi sento sicura nemmeno di quello che penso. Sono sempre pronta a rimettermi in discussione. Solo faccio fatica se invece di parlare con tranquillità mi sento aggredita.

Ho provato a scrivere in un sacco di forum, ma alla fine mi blocco sempre perché ci sarà sempre chi mi fraintenderà. Le parole sono fonte di fraintendimento. Sono limitate. Sono quasi nate per essere fraintese. A volte mi pare sia così. O forse non sono abbastanza brava io. È che ogni parola ne nasconde dietro altre cento, altre mille. Le sfaccettature sono difficili da interpretare a volte. L’ottusità, il soggettivismo prendono sempre il sopravvento. E io mi sento spersa, perché prima mi sento ferita e poi non so più come ribattere, e o non dico niente, o finisco quasi col chiedere scusa, per avere avuto una mia idea in merito diversa da quella di qualcun altro. Sto cercando di migliorare. Di aver più rispetto anche per me stessa, non solo per gli altri.

E forse mi perdo in tutto ciò che non ha parole certe, perché può essere interpretato, sentito e vissuto, in mille modi diversi. E io lo vivrò con il mio. Come il mio mare. Mi manchi.

 

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Ho scordato il titolo…

Scrivo, perché mi piace scrivere. E forse, soprattutto, perché voglio farmi leggere. Da qualcuno. Ma dev’essere sconosciuto, devo metterci una certa distanza. Anche se, poi, col tempo, a qualcuno ho aperto la porta. Appena appena. Ed è stato lesto a infilare il piede dentro, prima che la richiudessi di scatto. Allora poi vorrei che si ricordasse tutto di me. Ogni singola riga. Ogni singolo momento. Ogni singolo vissuto.

Ma non è così, perché è il MIO vissuto. E pure io lo ricordo solo soggettivamente. A volte mi chiedo come sia davvero la realtà. Quella che in fondo non esiste. Quella oggettiva. Quella che ci fa chiedere se le cose accadono davvero, e fanno rumore, se non c’è uno spettatore lì a guardarle. Succedono sì. Ma nessuno sentirà quell’albero che cade. Quell’onda che si infrange. Ed è vissuta lo stesso? Credo di sì. Ne sono certa. Anche se magari non è importato a nessuno, non è cambiata la vita di nemmeno una persona dopo quell’evento. Ma qualcosa ha fatto. Ha spostato l’aria, ha eroso una roccia, ha disegnato sulla sabbia. In un concatenarsi di eventi. Così come sono concatenati i miei pensieri e non so più cosa sto dicendo. Scrivendo. Pensando.

Sono qui da sola. Anzi no, non è vero. Sono qui con i miei quattro gatti, che m’impediscono di essere sola. Anche se sento i miei pensieri più forti delle grida dei ragazzini che giocano a pallone sotto casa. E quando sono sola, per quella che a me sembra un’eternità, mi passa la voglia di vedere le persone. Esce allo scoperto la “me” più misantropa. Staccata. Eppure pensierosa e riflessiva. O forse solo pigra. Con la scusa del lavoro, non metto il naso fuori di casa (che poi tanto scusa non è). E mi faccio domande che non trovano risposta.

E nella mia mente si formano continui discorsi, tomi interi a cui non saprei dare forma, tanto veloci mi passano davanti. Domande. Risposte. Non risposte. Dubbi. Affermazioni. Io. Gli altri. Il fluire del tempo. L’essere. Ora. E in fondo il non valere nulla, l’essere solo un granello di sabbia. Che in realtà pulsa di vita. Tanta vita. Anche se mi rendo conto che in fondo è vero, siamo solo di passaggio. E ci crediamo onnipotenti.

Ho passato una vita a voler piacere agli altri. Forse perché in fondo non piacevo a me stessa e credevo di poterlo fare attraverso l’approvazione. Alcuni vizi non li perderò mai, lo so. Non dirò sempre quello che penso, anche se a volte lo faccio fin troppo. Vorrei solo evitare il conflitto, eppure a volte sembra di comunicare tra pianeti diversi. E allora diviene più facile non comunicare. Ma poi è una magia quando ci si trova sulla stessa linea d’onda. Quando si conosce il significato di uno sguardo, di una parola, senza bisogno di tante spiegazioni. Una sensazione sempre più rara. Purtroppo. Ma nessuno sa leggere nella mente, nemmeno io. E ce n’è voluto per ammetterlo!

A volte vorrei dire tutto, per smetterla di nascondere quando sono di malumore, perché non ho voglia di spiegare. Ma poi mi pento, perché temo che la mia vita diventi allora solo il mio passato. E non è così. Io non sono solo quello. Sono anche quello. E non sono solo ciò che ho vissuto. Anche se mi ha plasmata, mi ha trasformata, e probabilmente mi ha reso ciò che sono. Solo che a volte mi fa male sentire addosso tanta superficialità. Così come mi arrabbio, e tanto, con chi fa la vittima e non ha voglia di reagire. E finisce con il cosificare tutto e tutti, il non vedere gli altri, l’esistere solo lui. Perché lui soffre. E lui è una vittima.

Ma quando impareremo a prendere tra le mani le nostre responsabilità? Arriviamo dove noi stessi ci portiamo, al di là di ciò che ci succede. Siamo noi che decidiamo come reagirvi. Siamo noi che decidiamo che importanza dare a quell’evento. Ci sono giorni neri come la pece, e altri luminosi come una spiaggia di sabbia bianca, nella mia vita. Eppure gli elementi esterni non cambiano, cambia solo la luce che ho dentro. E quanta voglia ha di nascere un sorriso, o di farsi trascinare dalla brezza che mi attraversa.

Ho detto tante parole inutili. Lo so. E sono anche stanca di nascondermi. È che allo stesso tempo temo di far del male ad altri, rivelandomi. Perché se il dolore non è solo il mio, che diritto ho io di renderlo noto a chi mi circonda, per quanto abbia influito sulla mia vita? Ci sono cose che restano mie, e non vanno scritte su una pagina. Non su una pagina con un nome e un cognome.

Ma magari su una pagina di una sconosciuta, con un nome inventato, forse lì ci possono stare.

Ora però devo davvero tornare al lavoro… 🙂

buon sabato, e buon qui e ora. Sempre.

 

 

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yoga time

devo fuggire e non rimane il tempo per scriverne.

Ma il tempo per viverlo e sentirlo sì.

Fate yoga.

Se potete.

E non solo con il corpo, è molto di più.

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