È già ora di partire?

Novembre 2013.

Tra i mille tentativi di trovare lavoro, fare esperienza, non restarmene con le mani in mano, ho fatto domanda per il progetto Leonardo TASTE, con tanto di prova d’inglese e colloquio motivazionale a Modena. Destinazione Praga, disponibilità per fare receptionist/front-office in hotel o in bed and breakfast. Pensavo che dato l’uso delle lingue potesse essere una buona occasione, soprattutto visto che nelle mansioni era prevista anche una parte di segretariato, così magari una volta tornata in Italia avrei potuto schiaffare il tirocinio in cima alla lista del mio cv e propormi per tutti quei posti per cui mi accusano di non aver esperienza. Ok, ma se ho le basi non posso forse imparare? No, a quanto pare ci vogliono anni per qualunque tipo di lavoro, e nessuno ha un secondo di tempo per insegnarti. Ok.

E così ho fatto domanda, un anno fa, pensando che sarebbe stato l’ultimo bando a cui avrei potuto partecipare, data la mia età. Prova scritta perfetta, colloquio in lingua piacevole, e stupefacente per la madrelingua che conversava con me, …colloquio motivazionale equivalente a uno schiaffo morale. Insultata o quasi per avere un cv con esperienze troppo diverse di lavoro, per essere disoccupata, perché non è possibile che finita l’università io non abbia trovato lavoro, all’epoca ce n’era ancora. E vabbeh, sarò stata sfigata? O forse non lo sai che in psicologia allora era un casino, e c’era molto meno lavoro di adesso, e che l’unica via era specializzarsi ma non l’ho fatto? (forse perché costava? eccome se costava) E che in alcune regioni, tra cui la mia, non ti prendono a fare l’educatore con la mia laurea perché non è considerata equivalente? Ecco allora magari già ridimensioni la tua visione di “non è possibile”… o no? Aggiungiamoci una sorta di “pregiudizio ponderale”, come va di moda definirlo, per i lavori di segretariato (trad.: se non sei figa e magra non ti vogliamo, chissenefrega di quel che hai studiato o di quel che sai fare) e siamo a cavallo. L’errore forse era stato tornare dall’Inghilterra, ma ormai la frittata era fatta, e c’era troppo dolore in quella relazione per sopravvivere. E insomma… alla graduatoria per Praga sono finita un bel po’ più giù di molti altri, che evidentemente avevano un cv più adatto del mio. Già, perché mi son scordata di dire che alla PSICOLOGA con cui ho fatto il colloquio, ho detto che contavo sul fatto di poter fare un lavoro di front-office e segreteria per poterlo sfruttare una volta tornata in Italia… “Sì, ma tanto non ti calcolano se non hai almeno due anni di esperienza”, vabbeh ma allora voi che lo organizzate a fare?

Detto questo, son tornata sotto una pioggia battente, e in lacrime, da quel colloquio. Vittima dei soliti discorsi italiani, che mi fan sempre sentire sbagliata per il semplice fatto di aver accettato qualunque lavoro pur di non starmene a casa con le mani in mano, ad aspettare di fare il lavoro per cui avevo studiato. Ho sbagliato? Non lo so, forse. Ma da ogni lavoro, anche il più breve, anche il più inutile, in apparenza, io ho imparato tantissimo. E consiglierei a chiunque di provare vari lavori, vari ruoli, per poter capire come funziona sia in alto che in basso, da operaia a libera professionista, da addetta al telemarketing a educatrice per studenti con disabilità visive e uditive, da addetta allo smistamento alle poste a traduttrice letteraria, da commessa da Marks&Spencer ad assistente per gli studenti con Learning Disabilities in una prigione inglese maschile per giovani adulti. Lo so, sono vari, ma me li ricordo tutti e li so fare tutti, anche se non ci ho passato 10 anni in ognuno. E non per scelta mia (tranne il telemarketing, lo ammetto), ma per fine contratto, per tagli al personale, e così via. Perché deve per forza essere sbagliato? Fa parte dell’uomo e della sua crescita conoscere e provare esperienze, sapersi adattare, lavorare per mantenersi ma anche perché si apra la sua mente… e allora perché qui è tutto così tremendamente chiuso? Non lo so, so solo che mi sento sempre più un alieno in tutto ciò.

Ma torniamo a noi… veniamo a Novembre 2014. A oggi pomeriggio.

Mail in entrata, oggetto: subentro progetto Leonardo con destinazione Praga.

Io nemmeno me lo ricordavo quel colloquio, dopo un anno per me il progetto era finito, bell’e sepolto. E invece ci sono due rinunciatari e bisogna rimpiazzarli. Partenza entro settimana prossima, rientro a febbraio. Che panico, che trauma, che fare? La situazione in parte è diversa, e poi è un mese che sto davvero male, a livello intestinale. E io e mio marito abbiamo deciso di provarci. A diventare in tre. E sto cercando di vedere se riesco a far partire un progetto personale, mentre arrotondo facendo inventari (che ancora non mi hanno pagato, a dir la verità). E allora, che fare?

Non lo so, vado in panico, ma devo decidere qualcosa. Ne parlo con mio marito ma non vuole influenzarmi. Devo decidere io. E non importa se non ci sarò al suo compleanno o al nostro anniversario. Li festeggeremo dopo. Rimanderemo la visita già prenotata per gennaio a febbraio, quella così importante per portare avanti il nostro comune progetto. Ma devo essere io a voler partire. E così ci penso, e mi rendo conto che in fondo non vorrei partire solo per le mie solite stupide paure, e perché temo che non serva a nulla (ma tre mesi fuggono, e tre mesi qui a non lavorare non porterebbero comunque a nulla di più), temo di stare male e non sapere come curarmi (stavo già pensando che se non sto meglio tra un po’ andrò dal gastroenterologo a farmi rivoltare come un calzino per capire cos’altro ho che non va… ), e poi non so se sono capace di tornare a convivere, magari con gente molto più giovane di me (!!!!!). Ma quando ho detto a mio marito che in fondo forse non vorrei partire più per pigrizia, perché sto bene qui, lui mi ha risposto “Ma tu non sei così, tu sei quella che parte!”. E ha ragione, lo sono sempre stata, anche se a volte mi son dovuta dare un calcio all’inizio, perché è ovvio che non è facile. E non me l’aspettavo quindi non ero per niente preparata. Ma morirei all’idea di aver buttato via un’occasione, per di più capitatami due giorni dopo aver detto a mio marito che se davvero vogliamo provare a diventare tre, beh forse dovremmo pensare a fare un ultimo viaggio io e lui, magari a Praga che vorrei tanto vedere. E quando ho letto la mail non ci credevo. E non bisogna pensare al “Perché proprio adesso?”, ma cogliere al volo un’occasione che probabilmente non si ripresenterà più. E servirà, servirà anche solo a ricordarsi com’è stringere i denti per adattarsi, conoscere un posto nuovo, capire se puoi davvero vivere fuori dall’Italia per sempre, o comunque a lungo, o se è una cosa che ti immagini nella tua testa perché ora qui stai male perché non lavori. E chissà, magari mi innamorerò di Praga e poi ci trasferirò tutta la famiglia ;). Già… come farò tre mesi senza i miei gatti? Forse non avrò nemmeno il tempo di pensarci una volta là, ma da qui è dura.

E così ci ho pensato. Bene. E ho appena spedito la mail con cui accetto il subentro, corredata di cv in inglese aggiornato questa stessa sera. Tre mesi di lontananza ci renderanno più forti, è questo che penso, e non mi fanno paura per il mio matrimonio. Alcuni la penserebbero diversamente, ricordo la mia tutor dell’ultimo master che non voleva mandarmi all’estero a fare il tirocinio per paura di distruggere il mio matrimonio. Che sciocchezza. E se davvero andasse in frantumi per un periodo così breve di lontananza, come posso pensare di avere un figlio? Io credo che invece scoprirò ancora di più quanto è importante per me mio marito, nelle piccole cose di tutti i giorni in cui non ci sarà, proprio in quei momenti in cui di solito ci diamo per scontati. E sarà bellissimo rivedersi… tanto l’ho già minacciato di morte se non mi viene a trovare per Natale!

E ora vediamo domani che mi risponderanno. Una parte di me sa che quella mail potrebbe essere stata spedita a ben più di due persone, quindi dipenderà da chi ha risposto sì e dal posto in graduatoria. E nel caso contrario, se davvero la mia mail significa partire, beh è meglio che inizi a preparare la valigia…

…ma farà davvero così freddo a Praga?

praga-ponte-carlo

Annunci

Informazioni su ophelia76

...chi sono? Non lo so, so solo che la follia che c'è in me non si spegnerà mai. Ed è proprio lei che mi permette di "sentire", anche se forse non andrò mai (davvero) bene per questo mondo. Chissà.
Questa voce è stata pubblicata in lavoro, me, Personale, Sogni, viaggi e contrassegnata con , , , , , , , , , , . Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...