Mettere in ordine mi manda in confusione…

Eh, lo so… è un bel controsenso no?

Solo che ogni volta, è come scoperchiare il vaso di Pandora, quando metto mano a fogli, foglietti, biglietti, foto, ricordi… messi da parte in attesa di non si sa cosa. E oggi era il terzo giorno di non lavoro, e il panico da “è finito tutto?” comincia a farsi sentire.

Già, perché non ho più scritto da giugno per il semplice fatto che non mi sono mai fermata un attimo. Ho tradotto incessantemente sottotitoli di ogni serie tv immaginabile e di qualche film, sempre con l’acqua alla gola per fare in tempo per le consegne. Sabati e domeniche, e notti inclusi. Tranne i giorni in cui mi son presa ferie e sono scappata di qui con mio marito, quest’anno di nuovo Croazia, ma un po’ più a sud rispetto all’anno scorso, e siamo stati a Zara (che mi è piaciuta davvero molto!) e abbiamo visitato fino a Spalato, che mi ha lasciata senza fiato dal momento che non sapevo proprio cosa aspettarmi! (e poi vabbeh, io ho sempre avuto una grandissima passione per l’archeologia, come non innamorarmene?)

Ma bando alle ciance (che per iscritto mi fa sempre ridere, molto più facile da dirsi che da scriversi), inutile che mi perda in riassunti di cos’ho fatto o cosa non ho fatto in questi mesi, e di (false) promesse di scrivere più spesso. Non sono capace. L’ho capito io e l’avete ormai capito anche voi, sempre che ancora mi leggiate. Scriverò quando mi va e quel che mi passa per la testa. Perché son fatta così, mi faccio prendere dal momento e la passione mi cattura… che sia lavorativa, felina, amorosa, libresca, filmica o che altro. Mi trascina via con sé e mi distraggo da tutto il resto. Un disastro, lo so. E l’anno prossimo compio 40 anni, ma mi sa che non cambierà proprio niente. Non lo sta facendo lo yoga, anche se cerca di mettere ordine e equilibrio dentro il mio animo, non lo fanno tutti i miei tentativi di “normalizzazione”. Non ci riesco. E probabilmente, nemmeno voglio. Non mi ci riconosco. Non sarei io.

E forse è anche per questo che “mettere ordine mi manda in confusione”. Perché oggi non lavoravo, il tempo fuori è infame e grigio che più grigio non si può, il mio animo un po’ rattristato da ieri e oggi va un po’ a rotoli. E così, sveglia dalle 7.30 ho vagliato mille ipotesi per oggi:

1 – vado a fare la spesa

2 – traduco per me stessa un libro che vorrei proporre a qualche casa editrice

3 – leggo, anche perché ultimamente non ne ho mai tempo. E coccolo i miei 4 mici (ve l’ho detto che siamo saliti a quattro? In realtà è una lunga storia, in teoria sono 5, ma stavolta non ve la racconto)

4 – faccio yoga

5 – suono (in realtà mi è venuto in mente ora, non stamane)

6 – inizio a programmare la vacanza a New York, ora che finalmente abbiamo prenotato anche il nostro appartamento (grazie AirBnB!) in pieno centro a Manhattan… che sogno!

e poi sono finita sul 7: la casa è un disastro e visto che finalmente ho tempo di darci una sistemata, o almeno cominciare a farlo, partiamo. [ps: rendo noto che Mirtilla è appena passeggiata allegramente sulla tastiera, strusciandosi contro la mia faccia, e mi ha cancellato magicamente quest’ultima riga… gatti!]

E così inizia… mi mancava solo una camera da pulire, ovviamente la più incasinata di tutte… e poi avrei dovuto stirare una montagna di roba (io NON stiro, generalmente, tranne le cose proprio “instirabili” e così non stiro da 2 mesi, per cui qualcosetta da fare c’è lo stesso… se mi tocca, mi tocca!). Inizio: spolvero, aspirapolvere, battitappeto, niente straccio che tanto oggi non si asciuga niente, ma spugna e spruzzino per le macchie assassine (Mirtilla di cui sopra, ha una congiuntivite cronica all’occhio e così perde costantemente lacrime un po’ sporchine dall’occhio… e quella camera lì – grazie precedenti padroni di casa! – ovviamente ha le piastrelle BIANCHE… che c**o!), nel frattempo ripiego minuziosamente i panni (ormai piego tutto col metodo “a pacchetto”, chissà se qualcuno lo conosce… e poi vorrei tanto finire di ordinare tutto secondo il “potere del riordino” ma non ce la farò MAI, figuriamoci!) e metto su una lavatrice. Lo so, non sono passate le 19, ma se tanto non lo faccio praticamente mai, non mi arriverà un bollettone mega se per un giorno sgarro. E insomma… passano le ore (anzi la lavatrice ha finito, ora mi sa che andrò a stendere) e inizio anche a mettere ordine sulle cose di mio marito buttate in giro (zaino per giochi di ruolo – sì, lo so… non dite nulla……….! – borsa per lo yoga, foglietti del superenalotto scaduti, stronzate varie… ) cerco di dare un senso più per me che per lui, visto che dà fastidio a me, e che comunque di solito lascio che si arrangi, al limite RIBADISCO più volte il concetto. Magari rischio di diventare insopportabile, ma tanto lo faccio solo quando ho tempo! Giusto? E poi niente, inizio a spostare le mie cose, tiro fuori una borsa che ho da parte da molto, molto tempo. In cui ho buttato cose alla rinfusa dalla mia vecchia mansarda, a casa dei miei. Cose da “tenere” o forse semplicemente cose che “non so” buttare.

Beh, finito di pulire ho portato tutto in salotto. E prima di svuotare il borsone, ho svuotato parte della libreria. E costruito due scatole ikea (w l’ikea, l’ho mai detto?), in cui poter infilare tutto quello che so già che non butterò. E in realtà una scatola diventa “traduzione” e ci infilo tutti gli appunti, i quaderni, le stampe, e il mio amore per la traduzione, quelli dell’ultimo master intanto. E dei lunghi tirocini. C’è ancora spazio, magari ci infilerò anche gli appunti dei corsi precedenti, sia mai che mi tornino utili, prima o poi… E così svuoto una mensola della libreria e la sostituisco con le scatole. E il risultato cambia solo per gli occhi, mi sa. Nel frattempo il cervello elabora informazioni e idee: scrivo a mio marito chiedendogli di recuperare scatoloni dal lavoro per mettere in garage tutti i miei testi di psicologia. Tanto, diciamocelo, ormai ho finito l’università da più di 10 anni, a che possono servirmi ancora, se faccio tutt’altro? Solo a ricordarmi quella che ero prima. E che un po’ ancora sono, forse. E poi aggiungo mille idee da “fai-da-te” per il weekend. Ovviamente sono tutte cose che rimandiamo da secoli… ma non importa, stanno lì e non si muovono. Prima o poi le faremo.

Ecco. E allora, già un po’ triste perché ieri mi sono resa conto ancora una volta di quanto mi fa vomitare l’Italia per certe cose (eh, sì… ora lavoro per gli Stati Uniti, qui non trovavo nulla… l’ultima traduzione fatta 2 anni fa, e ci ho messo 6 mesi più la minaccia dell’avvocato per farmela pagare! e non era nemmeno una casa editrice sconosciuta… già. Peccato che poi io sia finita sul “libro nero” e non abbia avuto altri lavori…), perché mi hanno proposto una traduzione “in nero”. Cioè io la faccio, vengo pagata alla consegna (non ho nemmeno chiesto quanto, ma di sicuro non molto), ma il nome pubblicato sarà un altro. Che schifo. Ho rifiutato, all’intermediario che mi ha chiesto, dicendo che in realtà sarebbe da denunciare questa persona che sta cercando qualcuno che faccia il suo lavoro. Subappalto di traduzione? Mah. Comunque ieri mi è scesa addosso una grande tristezza, e una gran voglia di andarmene di nuovo. A meno che il mio lavoro non prosegua bene e mi permetta di continuare a vivere qui bene, con i miei quattro gatti, la nostra casina, i miei amici – anche se ultimamente li frequento poco – e la mia famiglia, che più passa il tempo e più ha bisogno, com’è naturale, anche di me. (stendo un velo pietoso sulle ultime vicende familiari, dico solo che io sono quella più felice e più realizzata al momento… pur essendo, fino a un anno fa, quella più “sfigata” di tutti e senza lavoro…)

E così arriviamo oggi, e arriviamo al borsone che non ho nemmeno finito di aprire. Perché c’era una grande cartellina, come prima cosa. Una di quelle dal dorso molto alto, la apro… e tiro fuori biglietti di auguri degli ultimi dieci anni. Di amici, che lo sono ancora, di amici che non lo sono più, di zii tanto amati ma ormai scomparsi, della mia sorellina che da sempre sento di dover proteggere, anche se è stupido, lo so, ma c’è un legame difficile da spiegare. Una sorella è una sorella. E mi è mancata tanto quando non abitavamo più vicine. E poi vabbeh, cose “inutili” come mille lettere dalla banca, qualche analisi medica, ecc. Cose da “rimettere a posto”.  Alcune foto. Beh… ho iniziato a buttare un sacco di cose, foto che non mi interessavano più, lettere e biglietti ormai passati, ne ho tenuti pochi. A volte sentendomi stronza, perché in fondo butto via dei ricordi, altre volte pensando che io non sono più quella lì. O forse sì, ma non viene più fuori… e non so se mi fa star bene e mi fa star male. E poi niente, eccoli lì. Un paio di lettere e alcune biglietti della mia “vita inglese”. E niente… quello che ormai è completamente chiuso, e svuotato, è finito nella spazzatura. Ma alcuni ricordi erano troppo belli per finire lì. Due biglietti li ho tenuti, a ricordo di un periodo bello, di quello che sono riuscita a essere e a fare. Un biglietto di auguri e uno di “addio” firmato e scritto da “miei carcerati”, i ragazzi che ho seguito quando ho lavorato in un carcere per giovani adulti dai 18 ai 21 anni. Ragazzi che avevano commesso crimini per lo più pesanti, perché la pena minima era 2 anni, la massima era l’ergastolo. Già, pure a quell’età. Ma per me erano persone e basta. E chissà se alcuni di loro si ricordano ancora di me, così come io mi ricordo di loro. È stata un’esperienza forte, mi è davvero rimasta dentro, e so che non se ne andrà più. Così come mi rendo conto che provo sensazioni che non riesco a condividere con nessuno. Non so come dire, si parla di reincarnazione, di vite precedenti. Ma di solito tra una vita e l’altra bisogna morire. E allora forse io sono morta. Non lo so. Sì, forse sono morta dopo la mia storia finita così male, dopo tutto quel dolore e quella follia. E sono rinata, e mi ricordo come sono rinata. Sì, con il tempo. Grazie ad alcune persone che non mi hanno abbandonata. Ma soprattutto grazie a qualcosa che mi ha fatto tornare la voglia e la speranza. La TRADUZIONE, ho ricominciato a vivere decidendo di iniziare a tradurre. E da allora sono andata avanti. Anche se ora riguardo quei biglietti e mi chiedo chi ero allora, e se non ho tradito me stessa. Se sono sempre io. Se sono felice ora, o se ero felice allora. Non lo so, non lo so più. Sento che mi manca qualcosa di me, che fatica a esprimersi. Mi sento troppo “normale” forse, non saprei. Ma poi capisco che sto bene. Anche se cerco sempre qualcosa di più, ho questo malessere che mi spinge a non accontentarmi mai. E forse prima o poi ripartirò. E chi lo sa?

E così mettere ordine mi spinge a chiedermi chi sono io. A ricordarmi che ero anche così. E che forse non lo sono più. O forse lo sono, ma solo in maniera diversa.

Bene… ora meglio se mi do una mossa e vado a stendere però! Buon pranzo a tutti…

I hope you’re all well, and life hasn’t taken away the good I’ve seen in your souls. It was stille there, it was. And thanks for those months spent together. I’ll never forget you.

Ok, e speriamo che domani arrivi del lavoro… o riprenderò a pensare troppo, davvero!

PPPPS: ok, pubblico senza rileggere… altrimenti continuo a rimandare, di nuovo!

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Informazioni su ophelia76

...chi sono? Non lo so, so solo che la follia che c'è in me non si spegnerà mai. Ed è proprio lei che mi permette di "sentire", anche se forse non andrò mai (davvero) bene per questo mondo. Chissà.
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