Ho scordato il titolo…

Scrivo, perché mi piace scrivere. E forse, soprattutto, perché voglio farmi leggere. Da qualcuno. Ma dev’essere sconosciuto, devo metterci una certa distanza. Anche se, poi, col tempo, a qualcuno ho aperto la porta. Appena appena. Ed è stato lesto a infilare il piede dentro, prima che la richiudessi di scatto. Allora poi vorrei che si ricordasse tutto di me. Ogni singola riga. Ogni singolo momento. Ogni singolo vissuto.

Ma non è così, perché è il MIO vissuto. E pure io lo ricordo solo soggettivamente. A volte mi chiedo come sia davvero la realtà. Quella che in fondo non esiste. Quella oggettiva. Quella che ci fa chiedere se le cose accadono davvero, e fanno rumore, se non c’è uno spettatore lì a guardarle. Succedono sì. Ma nessuno sentirà quell’albero che cade. Quell’onda che si infrange. Ed è vissuta lo stesso? Credo di sì. Ne sono certa. Anche se magari non è importato a nessuno, non è cambiata la vita di nemmeno una persona dopo quell’evento. Ma qualcosa ha fatto. Ha spostato l’aria, ha eroso una roccia, ha disegnato sulla sabbia. In un concatenarsi di eventi. Così come sono concatenati i miei pensieri e non so più cosa sto dicendo. Scrivendo. Pensando.

Sono qui da sola. Anzi no, non è vero. Sono qui con i miei quattro gatti, che m’impediscono di essere sola. Anche se sento i miei pensieri più forti delle grida dei ragazzini che giocano a pallone sotto casa. E quando sono sola, per quella che a me sembra un’eternità, mi passa la voglia di vedere le persone. Esce allo scoperto la “me” più misantropa. Staccata. Eppure pensierosa e riflessiva. O forse solo pigra. Con la scusa del lavoro, non metto il naso fuori di casa (che poi tanto scusa non è). E mi faccio domande che non trovano risposta.

E nella mia mente si formano continui discorsi, tomi interi a cui non saprei dare forma, tanto veloci mi passano davanti. Domande. Risposte. Non risposte. Dubbi. Affermazioni. Io. Gli altri. Il fluire del tempo. L’essere. Ora. E in fondo il non valere nulla, l’essere solo un granello di sabbia. Che in realtà pulsa di vita. Tanta vita. Anche se mi rendo conto che in fondo è vero, siamo solo di passaggio. E ci crediamo onnipotenti.

Ho passato una vita a voler piacere agli altri. Forse perché in fondo non piacevo a me stessa e credevo di poterlo fare attraverso l’approvazione. Alcuni vizi non li perderò mai, lo so. Non dirò sempre quello che penso, anche se a volte lo faccio fin troppo. Vorrei solo evitare il conflitto, eppure a volte sembra di comunicare tra pianeti diversi. E allora diviene più facile non comunicare. Ma poi è una magia quando ci si trova sulla stessa linea d’onda. Quando si conosce il significato di uno sguardo, di una parola, senza bisogno di tante spiegazioni. Una sensazione sempre più rara. Purtroppo. Ma nessuno sa leggere nella mente, nemmeno io. E ce n’è voluto per ammetterlo!

A volte vorrei dire tutto, per smetterla di nascondere quando sono di malumore, perché non ho voglia di spiegare. Ma poi mi pento, perché temo che la mia vita diventi allora solo il mio passato. E non è così. Io non sono solo quello. Sono anche quello. E non sono solo ciò che ho vissuto. Anche se mi ha plasmata, mi ha trasformata, e probabilmente mi ha reso ciò che sono. Solo che a volte mi fa male sentire addosso tanta superficialità. Così come mi arrabbio, e tanto, con chi fa la vittima e non ha voglia di reagire. E finisce con il cosificare tutto e tutti, il non vedere gli altri, l’esistere solo lui. Perché lui soffre. E lui è una vittima.

Ma quando impareremo a prendere tra le mani le nostre responsabilità? Arriviamo dove noi stessi ci portiamo, al di là di ciò che ci succede. Siamo noi che decidiamo come reagirvi. Siamo noi che decidiamo che importanza dare a quell’evento. Ci sono giorni neri come la pece, e altri luminosi come una spiaggia di sabbia bianca, nella mia vita. Eppure gli elementi esterni non cambiano, cambia solo la luce che ho dentro. E quanta voglia ha di nascere un sorriso, o di farsi trascinare dalla brezza che mi attraversa.

Ho detto tante parole inutili. Lo so. E sono anche stanca di nascondermi. È che allo stesso tempo temo di far del male ad altri, rivelandomi. Perché se il dolore non è solo il mio, che diritto ho io di renderlo noto a chi mi circonda, per quanto abbia influito sulla mia vita? Ci sono cose che restano mie, e non vanno scritte su una pagina. Non su una pagina con un nome e un cognome.

Ma magari su una pagina di una sconosciuta, con un nome inventato, forse lì ci possono stare.

Ora però devo davvero tornare al lavoro… 🙂

buon sabato, e buon qui e ora. Sempre.

 

 

Annunci

Informazioni su ophelia76

...chi sono? Non lo so, so solo che la follia che c'è in me non si spegnerà mai. Ed è proprio lei che mi permette di "sentire", anche se forse non andrò mai (davvero) bene per questo mondo. Chissà.
Questa voce è stata pubblicata in ispirazione, me, Personale, vita e contrassegnata con , , , , . Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...