Silente

Taci ancora. Di giorno, di notte. In ogni istante. Taci e non so dove sei. Cosa fai. Cosa pensi. Come stai. Cosa vedono i tuoi occhi. Cosa sentono le tue orecchie, le tue dita, le tue mani. Cosa dicono le tue labbra. E chi baciano.

Io sono qui che aspetto. Nel mio silenzio. Che è pieno di te. Della tua musica, ora. Dei tuoi pensieri, sempre. Delle tue parole. Sempre così perfette. Per me. Hai sempre trovato la parola giusta per farmi sentire capita. Sapevo che non avevo bisogno di ribattere, perché avevi già capito tutto. Anche solo dal tono della mia voce. Anche se più volte ti ho ripetuto di non preoccuparti, e che ti preoccupavi troppo. Chissà se ora un po’ ti stai preoccupando per me lo stesso. Se mi pensi. Non dico tanto quanto ti penso io. Ma almeno un po’. Chissà dove sei. Con la tua mente, così piena, così profonda, così vaga, ma anche precisa. Così unica. Chissà se riesci a vederti come ti vedo io. Chissà cosa avevi visto in me. Che ho irrimediabilmente distrutto. La mia migliore abilità. Chissà se romperai questo silenzio. Assordante. Potente. Che mi manda in pezzi.

Vorrei dirti che ti aspetto. E so già che lo farò, perché mi conosco. Ma tu non lo saprai. Hai capito molto di me, ma non sai tutto. Sai solo delle parti, e quello che hai intuito, che hai toccato, sfiorato, con il tuo sentire. Tanto simile al mio. E mi dispiace, mi dispiace che tu mi abbia incontrato nel momento sbagliato. Mio, ma forse anche tuo. Più di tutto ricordo il tuo sorriso. Ma anche la forza nelle tue mani, quella forza che non mi aspettavo e che mi ha stretta, schiacciata, lasciandomi senza fiato. Come mi avevano già lasciato la tua testa, il tuo cuore, i tuoi occhi. Non credo incontrerò mai più una persona come te. Serberò per sempre ciò che sei, in fondo, da qualche parte di me. E forse nella prossima vita ti incontrerò ancora, così come sono certa che era già accaduto nella precedente. È sciocco, lo so. Ma non riuscivo a pensare ad altro la prima volta che ci siamo parlati: io lo conosco già. Ma non riconoscevo le tue fattezze. In nessun modo. Mi sei entrato dentro. Vorrei esserti entrata dentro anch’io. Ma temo non sia così. E probabilmente non lo sarà mai. Anche se lo so, che non sei giunto da me per caso. Un motivo c’era. Forse solo accompagnarmi per un pezzo di strada talmente irto e spinoso che mi ha ferito a fondo. Lasciando una cicatrice che difficilmente sparirà. E tu resterai per sempre in quella cicatrice.

Vorrei che avessi incontrato la mia me di quando avevo la tua età. Così forse saremmo stati più vicini. Ci saremmo capiti di più. Vissuti di più. Ma siamo nati in due mondi diversi, epoche troppo lontane. E tu, in fondo, sei più saggio di me. E te ne sei andato.

E io sprofondo nel mio silenzio. Nell’attesa di qualcosa che non accadrà.

Informazioni su ophelia76

...chi sono? Non lo so, so solo che la follia che c'è in me non si spegnerà mai. Ed è proprio lei che mi permette di "sentire", anche se forse non andrò mai (davvero) bene per questo mondo. Chissà.
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