Ti scrivo da qui

perché in fondo ti ho già riempito di troppe, troppe parole. Spesso confuse, raramente assennate, forse. Che avrei voluto cancellare mille volte, ma non l’ho fatto perché un po’ l’avevo promesso a te. Ma soprattutto perché l’avevo promesso a me stessa.

A volte penso di averti riempito di bugie. Ma perché per prima ho mentito a me stessa. Cosa provo per te? Non lo so. Credo sia solo un’illusione. O forse poteva essere vero, se non avessi cercato di allontanarmi. Se quando siamo stati più vicini, non mi avessi detto che c’era un’altra. E hai fatto crollare il mio castello di carte. Perché in fondo, ho il terrore che si trattasse solo di questo. Forse ti ho usato, perché stavo male. E tu eri lì, pronto a sorreggermi. E, soprattutto, per la prima volta mi sono sentita capita fino in fondo. Nelle mie parole. Nel mio essere. Senza doverlo nascondere. E per la prima volta ho incontrato una persona profondamente simile a me. E contraria dove serve. Nessuno dei due credeva a quanto fossimo simili quando abbiamo iniziato a parlarci. E capirci sin da subito. A sentirci. A toccarci, o forse anche solo sfiorarci. Con le parole. E poi anche di persona. Ma poi è successo qualcosa. Io sono sprofondata, non è un periodo facile e tu lo sai. E mi sei stato vicino, tremendamente vicino. Abbiamo condiviso qualcosa che non ero riuscita a condividere così con nessun altro. Ma ora ti sento lontano. Non so più nemmeno come stai. Quella spontaneità che avevi con me mi sembra svanita. È tutto nato, cresciuto e si è incasinato troppo in fretta. Mi chiedi se penso che tu non abbia voglia di vedermi. Sì. Perché non capisco più cosa gira dentro di te. Perché non me lo dici più. E devo cercare di capirlo a tentoni. Non so se ci riesco. Le tue parole sono state gocce di acqua fresca sulle mie ferite aperte. Mi hanno fatto del bene. Come nessuno era mai riuscito. Ora il tuo silenzio però mi ferisce ancora di più. Perché più a fondo vai, più è forte il dolore. Ma mi chiedo anche se non sia davvero tutta un’illusione. Il tempo è stato talmente breve da non far mettere radici alle cose. Forse. E quindi una parte di me crede che sia soltanto giusto che tu te ne vada. Che la nostra piccola bolla esploda. In silenzio. Nel silenzio. Che ognuno torni alla sua vita di tutti i giorni. Dove fino a meno di un mese fa nessuno dei due sapeva dell’esistenza dell’altro.

Mi hai fatto capire che esistono persone come te. Che sono in grado di vedere dentro di me. E di arrivarmi dentro con la parola giusta. Con la frase che aspettavo di sentire, anche se non lo sapevo. Ma mi chiedo se questo basti. Perché evidentemente a te non è bastato. Probabilmente sono solo una persona a cui hai fatto del bene. Mi chiedo se troverò mai qualcuno con cui condividere questa poca vita che mi resta. Se forse, in realtà, sarebbe stato più giusto accontentarsi. Perché temo di cercare solo una chimera. E non so nemmeno se la cerco. Credevo di no. O forse proietto cose che non sono per paura di continuare a restare sola. Non lo so. Caro mio piccolo uomo, hai mostrato un’empatia e una forza più grande della maggior parte degli uomini che conosco. Forse di tutti. Ma io, come sempre, non mi sono sentita abbastanza. O mi sono sentita troppo, come mi è stato detto infinite volte. Era incredibile come combaciassimo. Forse ho rovinato tutto. O forse ho solo visto male. O forse… non lo so. Dovrei imparare a smetterla di pensare di non essere abbastanza, e credere che semplicemente non eravamo giusti l’uno per l’altra, che forse sono io che pretendo troppo. Ho incalzato sempre più per farti arrivare al limite. E forse, finalmente, ci sono riuscita e hai ceduto le armi. Esisterà davvero qualcuno che non cede? Non lo so più. Inizio a non crederlo. Non penso che incontrerò mai più qualcuno come te. E, masochisticamente, come in fondo sono e ho sempre saputo di essere, spero che almeno per te “l’altra persona” esista. La troverai. Sei un magnete, anche se non ci credi. E non ti credi. Ma io in te ho creduto, e ci credo ancora. E non mi farai cambiare idea, perché ho sentito cosa c’è sotto. L’ho toccato. E brucia da quanto è luminoso. E raggela da quanto è profondo, perché sì, te l’ho detto, anche se non me li elenchi, li vedo tutti i tuoi lati negativi. Ma nel bilancio han sempre vinto quelli che mi han fatto star bene. E poi lo so, e te l’ho detto, che anche se ci sono cose di te che magari non mi stanno bene, so che fan parte di te e che anche queste ti hanno reso, e ti rendono, la persona che sei. Unica. Come in fondo ognuno di noi lo è, se uno ci pensa bene. E speciale. Per me. Ma di tutto questo a te non so cosa davvero importi. Mi sono domandata a lungo perché non mi hai buttato via. Ma forse oggi l’hai fatto. E forse hai solo fatto quello che ti ho spinto io a fare, con la forza.

E forse non ci incontreremo mai più. E allora ti scrivo qui, perché non voglio più ossessionarti. Non voglio riempirti ancora di parole stupide e confuse. In fondo vorrei solo sapere come stai. Rivorrei le tue risposte spontanee. Le tue domande piene di curiosità su di me. La tua voglia di parlare con me e di riempirmi di te. Ma credo tu ti sia stancato. Credo di aver spinto troppo. E ti ho fatto cadere

Informazioni su ophelia76

...chi sono? Non lo so, so solo che la follia che c'è in me non si spegnerà mai. Ed è proprio lei che mi permette di "sentire", anche se forse non andrò mai (davvero) bene per questo mondo. Chissà.
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