Sfogo a caso

sì, perché tanto scrivo a random e questo alla fine, per noia o per piacere, è un po’ li mio diario.

Ho problemi con le amicizie. O meglio, non ne ho, finché non si incrina qualcosa, e quando si incrina a me pare succeda in modo irrimediabile. Mi è successo una volta, con quella che era la mia migliore amica. Da allora di migliori amiche non ne ho più avute. Ho persone che mi sono vicine, a cui voglio molto bene, e per cui so che farei di tutto. Ma quella persona che chiamavi o a cui scrivevi per ogni cosa, con cui ti sentivi al telefono (e non al cellulare, perché di amicizia storica si tratta!) ogni giorno, non c’è più. Forse è semplicemente finita la giovinezza e le relazioni sono diventate più da adulti, più mature. Forse è perché ho un marito e magari è lui che interpello per primo, anche se a volte, povero, forse lo sommergo di pensieri a raffica… dipende dai momenti! E forse è anche perché ho una cara sorella vicina, con cui ho condiviso molto, che alla fine è un po’ come la mia migliore amica. Solo che è mia sorella, e per me è molto di più. E soprattutto, non su tutto, ma su molto, so che mi capisce senza tanti giri di parole.

Poi non so, forse la mia vita è complicata, forse ho vissuto esperienze che non tutti vivono… ma credo che ognuno abbia avuto nella vita i propri momenti difficili da superare, e alla fine siamo tutti stai bene e male, indipendentemente dal motivo. No?

E perché lo sfogo? Perché mi è successo di nuovo. Ho di nuovo “rotto” con una persona che credevo amica. Con cui sto comunque cercando di mantenere un rapporto “decente” ma purtroppo sentirla mi fa innervosire. E comunque, in realtà, non si fa mai sentire, ne mi chiede mai come sto. Mentre quando lei aveva bisogno io ci son sempre stata… se invece volevo vederla io, lei spesso era capace di dirmi che aveva anche altri impegni, e quindi ciao. Per cui forse avrei dovuto capire sin da subito che è abituata che il mondo gira attorno a lei, quando a lei pare, e non c’è equilibrio tra le parti. Io non sono capace di sentire qualcuno che conosco, ma con cui non mi sento mai, solo perché ho bisogno di qualcosa che potrebbe farmi avere. O perché so che potrei scroccarci una vacanza gratis. Ho bisogno di costruire rapporti. Forse mi faccio troppi problemi. Ma non riesco a essere menefreghista. E poi non so, forse le esperienze ci hanno spostato in direzioni diverse. Fatto sta che ho l’impressione che non riesca a mettersi mai nei panni degli altri, almeno non nei miei. E se mi prendi in giro perché ti dico che sto male e preferisco non uscire (ho dei disturbi che non sono curabili, ma in molti li prendono sotto gamba forse perché non mi hanno mai vista quando ho le coliche) dicendo che è sempre la solita scusa… magari a me un po’ da fastidio. Se poi ti dico che devo pure lavorare (e non ho lavorato per due anni di fila, ma tu che il lavoro lo trovi senza problemi non sai che significa), forse per me ha un valore diverso che per te. Ma prendermi tre giorni di ferie per uscire una sera (discorso lungo, ma funziona così per avere certezze di sabati liberi) con qualcuno che comunque non si fa mai sentire… beh… anche no. Forse dovrei dirglielo chiaramente. Ma di sicuro mi direbbe cose del tipo “Ma io non intendevo. Sei la solita esagerata”. E allora lascio perdere e scrivo qui. Abbiamo già litigato una volta, anzi due, perché tu puoi lamentarti ma io no, sono la solita esagerata. E allora mi sono rotta.

Ciao

Annunci
Pubblicato in me | Lascia un commento

In dream begin responsibilities…

E niente. Il titolo non c’entra niente con il post. Il post non c’entra niente con i sogni. Forse.

Perché? Perché non ho ancora deciso di cosa parlerò, ma come sempre lascerò i pensieri fluire e seguire le onde. E allora è il 23 dicembre, sono a casa da sola, ho finito la traduzione per oggi, dovrei sistemare qui e fare mille cose. Ma. Ma c’è un ma.

Niente di grave. Ho solo cercato tra i miei vecchi CD e ritirato fuori Achtung Baby, degli U2. Non lo ascoltavo da secoli… e so ancora tutti i testi a memoria! (per forza poi non riesco mai a ricordarmi nulla, ho la memoria intasata!). E così il titolo è semplicemente la strofa che stavo cantando in quell’esatto istante. Tutto qui.

Ora sta passando “Love Is Blindness” una della mie preferite. Vabbeh, ma sono tutte belle, inutile parlare di preferite o meno. “Love is drowning, in a deep well. All the secrets, and no one to tell. Take the money. Honey. Blindness”.

E niente… quante volte ho detto “E niente” finora? Lasciamo stare. Il fatto è che sono fatta male. Malissimo. Mi lascio trascinare, dalle cose, dal vento, dalla musica, dai film, dal teatro, dai gatti, dai libri, dalle storie raccontate, nelle voci degli altri, nei loro occhi. E dal mare. Nel senso che non lo so come siano fatti gli altri, ma io mi perdo. Mi perdo tantissimo. E a volte non mi ritrovo. Mi sento risucchiare. Esco dal cinema, e faccio fatica a parlare perché sento ancora mille emozioni che turbinano dentro. Sento una canzone e devo cantarla, anche solo sottovoce, e mi vengono i lacrimoni se la trovo emozionante. E poi mi dipinge di quei colori tutto ciò che mi circonda. Vado a un ritiro di yoga e mi dà fastidio sentire poi le persone ciarlare allegramente, perché sento di aver bisogno di quel silenzio che mi permette di far risuonare tutto dentro. Pensavo fosse per tutti così, ma mi sa che mi sbaglio. Ed è bellissimo. Ma fa anche malissimo. Guardo il mare e mi vorrei immergere dentro le sue onde. Chiudere gli occhi e sentirle forte. Sentire il suo odore. Sono felice così, solo a sentirlo, meglio se non fa troppo caldo. Anche con il lago. Potrei stare ore a fissarlo. Ma c’è chi si annoia. C’è chi mi dice che gli mette malinconia. Ma a me a volte questa malinconia fa essere felice, è una malinconia bella, non è tristezza. Mi gonfia il cuore. Solo che poi mi ferisco con niente. Così come se sbatto appena contro una sedia mi viene subito un livido enorme, o mi taglio davvero con niente… altrettanto mi si taglia l’anima se mi viene detto qualcosa che non mi aspetto. Mi sento ipersensibile, non ho mai la risposta pronta, non so reagire all’istante. E finisco con il dire sempre meno di me. Con il nascondermi dietro un dito. Dietro un blog in cui non metto la faccia, né il nome. Sto cercando di migliorare. Con le persone più vicine sono me stessa. Ma faccio fatica, tanta fatica a dire davvero quello che penso, perché so di non avere la verità in mano, che ogni opinione può giustamente essere ribattuta, ma se non so di avere tutti i dati (e non li avrò mai su nessun argomento) non mi sento sicura nemmeno di quello che penso. Sono sempre pronta a rimettermi in discussione. Solo faccio fatica se invece di parlare con tranquillità mi sento aggredita.

Ho provato a scrivere in un sacco di forum, ma alla fine mi blocco sempre perché ci sarà sempre chi mi fraintenderà. Le parole sono fonte di fraintendimento. Sono limitate. Sono quasi nate per essere fraintese. A volte mi pare sia così. O forse non sono abbastanza brava io. È che ogni parola ne nasconde dietro altre cento, altre mille. Le sfaccettature sono difficili da interpretare a volte. L’ottusità, il soggettivismo prendono sempre il sopravvento. E io mi sento spersa, perché prima mi sento ferita e poi non so più come ribattere, e o non dico niente, o finisco quasi col chiedere scusa, per avere avuto una mia idea in merito diversa da quella di qualcun altro. Sto cercando di migliorare. Di aver più rispetto anche per me stessa, non solo per gli altri.

E forse mi perdo in tutto ciò che non ha parole certe, perché può essere interpretato, sentito e vissuto, in mille modi diversi. E io lo vivrò con il mio. Come il mio mare. Mi manchi.

 

Pubblicato in me | Lascia un commento

Ho scordato il titolo…

Scrivo, perché mi piace scrivere. E forse, soprattutto, perché voglio farmi leggere. Da qualcuno. Ma dev’essere sconosciuto, devo metterci una certa distanza. Anche se, poi, col tempo, a qualcuno ho aperto la porta. Appena appena. Ed è stato lesto a infilare il piede dentro, prima che la richiudessi di scatto. Allora poi vorrei che si ricordasse tutto di me. Ogni singola riga. Ogni singolo momento. Ogni singolo vissuto.

Ma non è così, perché è il MIO vissuto. E pure io lo ricordo solo soggettivamente. A volte mi chiedo come sia davvero la realtà. Quella che in fondo non esiste. Quella oggettiva. Quella che ci fa chiedere se le cose accadono davvero, e fanno rumore, se non c’è uno spettatore lì a guardarle. Succedono sì. Ma nessuno sentirà quell’albero che cade. Quell’onda che si infrange. Ed è vissuta lo stesso? Credo di sì. Ne sono certa. Anche se magari non è importato a nessuno, non è cambiata la vita di nemmeno una persona dopo quell’evento. Ma qualcosa ha fatto. Ha spostato l’aria, ha eroso una roccia, ha disegnato sulla sabbia. In un concatenarsi di eventi. Così come sono concatenati i miei pensieri e non so più cosa sto dicendo. Scrivendo. Pensando.

Sono qui da sola. Anzi no, non è vero. Sono qui con i miei quattro gatti, che m’impediscono di essere sola. Anche se sento i miei pensieri più forti delle grida dei ragazzini che giocano a pallone sotto casa. E quando sono sola, per quella che a me sembra un’eternità, mi passa la voglia di vedere le persone. Esce allo scoperto la “me” più misantropa. Staccata. Eppure pensierosa e riflessiva. O forse solo pigra. Con la scusa del lavoro, non metto il naso fuori di casa (che poi tanto scusa non è). E mi faccio domande che non trovano risposta.

E nella mia mente si formano continui discorsi, tomi interi a cui non saprei dare forma, tanto veloci mi passano davanti. Domande. Risposte. Non risposte. Dubbi. Affermazioni. Io. Gli altri. Il fluire del tempo. L’essere. Ora. E in fondo il non valere nulla, l’essere solo un granello di sabbia. Che in realtà pulsa di vita. Tanta vita. Anche se mi rendo conto che in fondo è vero, siamo solo di passaggio. E ci crediamo onnipotenti.

Ho passato una vita a voler piacere agli altri. Forse perché in fondo non piacevo a me stessa e credevo di poterlo fare attraverso l’approvazione. Alcuni vizi non li perderò mai, lo so. Non dirò sempre quello che penso, anche se a volte lo faccio fin troppo. Vorrei solo evitare il conflitto, eppure a volte sembra di comunicare tra pianeti diversi. E allora diviene più facile non comunicare. Ma poi è una magia quando ci si trova sulla stessa linea d’onda. Quando si conosce il significato di uno sguardo, di una parola, senza bisogno di tante spiegazioni. Una sensazione sempre più rara. Purtroppo. Ma nessuno sa leggere nella mente, nemmeno io. E ce n’è voluto per ammetterlo!

A volte vorrei dire tutto, per smetterla di nascondere quando sono di malumore, perché non ho voglia di spiegare. Ma poi mi pento, perché temo che la mia vita diventi allora solo il mio passato. E non è così. Io non sono solo quello. Sono anche quello. E non sono solo ciò che ho vissuto. Anche se mi ha plasmata, mi ha trasformata, e probabilmente mi ha reso ciò che sono. Solo che a volte mi fa male sentire addosso tanta superficialità. Così come mi arrabbio, e tanto, con chi fa la vittima e non ha voglia di reagire. E finisce con il cosificare tutto e tutti, il non vedere gli altri, l’esistere solo lui. Perché lui soffre. E lui è una vittima.

Ma quando impareremo a prendere tra le mani le nostre responsabilità? Arriviamo dove noi stessi ci portiamo, al di là di ciò che ci succede. Siamo noi che decidiamo come reagirvi. Siamo noi che decidiamo che importanza dare a quell’evento. Ci sono giorni neri come la pece, e altri luminosi come una spiaggia di sabbia bianca, nella mia vita. Eppure gli elementi esterni non cambiano, cambia solo la luce che ho dentro. E quanta voglia ha di nascere un sorriso, o di farsi trascinare dalla brezza che mi attraversa.

Ho detto tante parole inutili. Lo so. E sono anche stanca di nascondermi. È che allo stesso tempo temo di far del male ad altri, rivelandomi. Perché se il dolore non è solo il mio, che diritto ho io di renderlo noto a chi mi circonda, per quanto abbia influito sulla mia vita? Ci sono cose che restano mie, e non vanno scritte su una pagina. Non su una pagina con un nome e un cognome.

Ma magari su una pagina di una sconosciuta, con un nome inventato, forse lì ci possono stare.

Ora però devo davvero tornare al lavoro… 🙂

buon sabato, e buon qui e ora. Sempre.

 

 

Pubblicato in ispirazione, me, Personale, vita | Contrassegnato , , , , | Lascia un commento

yoga time

devo fuggire e non rimane il tempo per scriverne.

Ma il tempo per viverlo e sentirlo sì.

Fate yoga.

Se potete.

E non solo con il corpo, è molto di più.

Pubblicato in me | Lascia un commento

Non sono una persona dolce…

…sono una persona ingombrante, e non solo fisicamente. Cerco di essere leggera, ma forse alla fine sembro sempre e soltanto un elefante in tutù. La mia mente non è lineare, è complessa. Cambio idea, spesso. Mi rattristo, spesso. Ma poi rido e parto in quarta altrettanto spesso, forse di più. Sono insopportabile. E vorrei che tutti seguissero l’onda del mio sentire. Quando una cosa che mi piace la vorrei (fare) subito. E ho sempre bisogno di partire e di fare. Ma poi mi rinchiudo tra quattro mura e mi immergo. Nei libri. Nella musica. Nei gatti. Nelle parole. Nei film. E scompaio. Forse per questo li adoro, tali momenti. Perché sparisco, non ci sono più. C’è solo il mondo in cui mi immergo.

Il problema è riemergere, e non sapersi accontentare. Non saper condividere questi sentimenti. Sentirsi sempre in troppi mondi e mai in uno preciso. Qui e altrove. Sempre e comunque. Sola. Perché nessuno è uguale all’altro e ci sono angoli di mondo e di se stessi in cui si è irrimediabilmente soli e irraggiungibili. Ma ci sono fogli su cui poterli scrivere. Parole da riempire di significati. Note a cui dare forma. Piccole magie.

Solo che io, ancora, non le so fare. Vorrei solo crederci.

E allo stesso tempo non voglio, e non posso, perdere i miei sogni.

dali20universe20main

Pubblicato in follia, me, vita | Contrassegnato , | Lascia un commento

Sono a New York.

E già qui mi verrebbe da finire il post, perché mi fa provare così tante emozioni che non penso serva dire altro. Ma questo scrigno di emozioni e pensieri è chiuso e muto, per cui vediamo di aggiungere qualcos’altro… anche per i “comuni mortali” che non sanno leggermi nel pensiero ;).

Ricominciamo.

Sono a New York. In un miniappartamento tra la seconda e la terza Avenue, sulla 29ma strada. Insomma… se passeggio verso la quinta Avenue, la 5th, la “quinta strada” (eppure non è street), e guarda alla mia destra, ben presto ammirerò il Chrysler (il mio grattacielo preferito, lo adoro) e poco dopo l’Empire State Building. Nel mezzo vedrò grattacieli più o meno moderni, ristoranti di qualunque etnia, Donkin’ Donuts aperto 24 ore al giorno, palestre, negozi di qualunque sorta, persone di qualsiasi provenienza, file di taxi, macchine che strombazzano per raggiungere un parcheggio… un continuo viavai di anime, insomma.

E io sono qui che scrivo, seduta sul divano del “nostro” miniappartamento. E se non fosse per i miei amati gatti, che in vacanza non potevo proprio portarli qui, mi sento davvero a casa. Mio marito dorme ancora, in questi due giorni non so quanti chilometri abbiamo macinato, e oggi abbiam deciso di fare una giornata di pure relax. Non abbiamo impegni per oggi, le cose importanti da fare “quando troviamo bel tempo” (poiché era previsto brutto) le abbiamo fatte domenica e ieri, dal momento che siamo arrivati sabato. E ora va tutto in discesa, anche se le cose che vorrei fare e vedere sono così tante che so già che una settimana abbondante non mi basterà.

E così ho deciso che voglio godermela. Voglio stare qui come se ci vivessi. Non dev’essere solo una vetrina questa città, ma voglio curiosarci dentro. Ieri, dopo aver fatto un saluto a miss Liberty e aver visitato in lungo e in largo il museo di Ellis Island (finché non ci hanno cacciati a forza), ero in metro che tornavo verso casa. E mi piace che le persone si mettano a chiacchiera con me, anche solo per commentare con sgomento la folla che sta per schiacciarci, ferma sulla banchina della fermata successiva! 🙂 Così come mi piace, lo ammetto, sentirmi chiedere se l’audioguida la voglio in inglese… ancora non è da buttare il mio inglese, anche se non lo parlo mai. Buona cosa. E tante altre piccole perle, che mi restano dentro, e lo stupore passeggiando per strada, o infilandomi a fare il brunch domenicale in un posto un po’ “fuori mano”, sulla nona avenue mi pare, aspettando pazientemente in fila con molte altre persone, tutti locali. E guardare con tenerezza una bimba, forse alla sua prima uscita, con i suoi amorevoli genitori e gli amici, arrivati lì per conoscerla e per fare i complimenti ai nuovi papà. Mi si è aperto il cuore, ho pensato ai miei amici in Italia, a all’impossibilità anche solo di pensare a una cosa del genere. Per ora.

E poi finalmente abbiamo fatto anche quattro passi tra gli scoiattoli a Central Park (non avevo mai visto uno scoiattolo nero!), il polmone verde della città. E con il sole e le chiome di tutti i colori (l’autunno è ancora un po’ presente, per fortuna) è stata davvero la passeggiata più bella che potessi fare. Da ripetere perché non ti stanca mai… e ti fa riprendere fiato nella città in cui si corre sempre, da una luce all’altra. Mi chiedo ancora quanti chilometri abbiamo macinato in questi due giorni, di certo il mio ginocchio ringrazia… ieri non riuscivo più nemmeno a scendere le scale del Madison Square Garden, dove abbiamo visto una partita dei Knicks. Non sono una patita, ma mio marito ci teneva… e comunque devo ammettere che è stato spettacolare. E la cosa che mi ha fatto ridere di più è stato che in pratica abbiamo cenato a popcorn! 😀 Ma si può?

Ad ogni modo, ora sono qui. Col mio computer, su questo divano. Fuori il cielo da grigio è tornato azzurro, per cui tra poco andrò almeno a fare un po’ di spesa. E dalla finestra si sentono le auto che passano e strombazzano. Chissà se la vicina gattara è in casa, l’abbiamo notata il primo giorno, sta nel condominio esattamente di fronte al nostro. E ha un bellissimo micione che sbaciucchia e con cui si fa delle gran chiacchierate. Quasi quasi prima o poi le suono il campanello! E mentre scrivo, scopro che in questo palazzo, di soli sei piani ma con 114 miniappartamenti, c’è anche un pianoforte. Non so se sia qualcuno che studia per sé (credo di sì), o se sia un maestro che dà lezione, ma mi piace stare ad ascoltare. Mi ricorda il tempo in cui io studiavo pianoforte. E tutto questo mi fa entrare proprio nella normalità, non mi sento lontana da casa, non mi sento in un altro mondo. Mi sento nel mio mondo. E non so se la cosa dovrebbe farmi paura.

Ma ora basta, è ora di andare. A restare ancora a bocca aperta. E poi voglio mangiare pancake oggi!

Saluti da NY. Per un po’.

Pubblicato in me | Lascia un commento

Ho comprato due lacrime e un sorriso…

…e mi sono emozionata anche io. Avrei dovuto scriverlo subito questo post, avrei dovuto scriverlo lì, all’istante… ora le emozioni si sono già sopite, travolte dalle cose di tutti i giorni, dal rientro a casa, dalle cure ai mici (ahimè, un’altra ricaduta di Memole… raffreddore e congiuntivite… all’altro occhio! speriamo guarisca davvero stavolta), dai messaggi degli amici, la telefonata a mio marito. Ma non voglio scordare due minuti di felicità, intensa. Due occhi grandi che mi guardano e restano senza parole, un abbraccio sincero. Sincerissimo. Più sincero di molti altri vissuti sulla mia pelle.

E tutto perché io sono fortunata, molto fortunata. E allora ho pensato di fare un piccolo, piccolissimo pensiero per un’altra persona, anche se non la conosco.

Oggi c’è il sole. Avrei dovuto passare la giornata a rispondere ad alcune e-mail, a proseguire con il mio corso di tedesco da autodidatta, a tradurre qualcosa, a cercare di vendermi bene a qualche casa editrice (missione impossibile, diciamocelo). E invece c’era il sole. E allora ho pensato bene di lasciare tutto in sospeso, tanto seguiranno molti giorni di pioggia, e di uscire. Volevo andare in centro, ma mi arriva un sms dal negozio di animali: sconto del 20% su tutto. Il che significa che dovevo andare a far scorta di sacchettini biologici (ebbene sì) per tenere pulita casa e non aumentare la produzione del secco, giusto? Ma, lavorando da casa (anzi: non lavorando, mi correggo), da questa settimana non ho più la macchina. Nel caso mi serva, posso sempre accompagnare mio marito al lavoro con la sua, e tenermela in giornata, dovrebbe funzionare come idea. Per ora. E quindi, sole più sconto uguale camminare tra i colori dell’autunno. Ma che magnifica idea! E così sono uscita, stavolta facendo attenzione a dove metto i piedi, visto che non più di una settimana fa sono felicemente caduta su me stessa a causa di orribili buchi sui marciapiedi (non visti a causa di un twitter, ehm ehm…), prendendo una bella distorsione alla caviglia. Ma io non mi arrendo! Una stupenda colonna sonora nelle orecchie e meravigliosi colori autunnali negli occhi, anche in città, e via.

IMG_20151030_121145

IMG_20151030_121634

E così, portata a termine la missione “animali”, invece di dirigermi al supermercato lì vicino decido di allungare ancora la passeggiata, verso un discount, per comprare un paio di cose che mi servivano. Tanto fuori si sta bene, e camminare mi fa bene. Scrivo a mio marito “Mi sto allenando per Monaco e New York” e lui ovviamente teme giù di trovarmi a casa con la caviglia stragonfia (ancora non è a posto in effetti) e il ginocchio, per cui sto aspettando una risonanza, più dolorante del solito. Lo so, ho la testa dura e non bisognerebbe fare così, ma oggi mi sento bene e voglio approfittarne. E poi ho molta fiducia nelle capacità di autoguarigione del corpo, come dice il mio dottore.

Arrivo al mio discount “amico”, e all’entrata vedo una signora di colore, che spera nella generosità degli altri. Quando entro mi saluta e mi fa un grande sorriso, credo che abbia più o meno la mia età. E così mi viene in mente di averla vista anche l’ultima volta che sono andata lì a fare la spesa. Di solito non faccio mai l’elemosina, non so se sia una cosa positiva o negativa, ma nella mia mente penso sempre che non risolverò niente dando loro soldi (che tra l’altro non ho), soprattutto se poi quei soldi magari non finiscono nemmeno nelle tasche delle persone che vedo, ma in mano a qualcun altro. E così, anche quella volta, le ho chiesto se potevo darle qualcosa della spesa che avevo fatto e si è presa una banana. Stavolta ho pensato di comprare qualcosa direttamente per lei. Non sapevo cosa, non so niente della sua vita, non so cosa le piace cosa no. E non so se avrebbe accettato o meno (mi è capito di incontrare persone che volevano soldi e basta), e così ho preso un pacchetto di merendine. Certo, non sono nutrienti, non si sfama nessuno con quelle, e di sicuro non sono beni di prima necessità. Ma ho pensato che erano confezionate singolarmente e avrebbe potuto mangiarle mentre era lì, al freddo, e sarebbero durate più giorni. E che di sicuro, a casa sua, avrebbe avuto qualcuno a cui darle, magari aveva dei figli… e di sicuro se non hai soldi non vai a spendere quei pochi che ti restano per le merendine. Ho anche pensato che, nel caso non le avesse voluto, mio marito le avrebbe mangiate… e che non essendo deperibili non si sarebbero sciolte nel tragitto verso casa (ok, d’accordo, a volte penso davvero troppo!). Insomma… ho investito due soldini, per un pensiero. Un piccolissimo pensiero, e forse anche stupido.

Finita la spesa, sono andata alla cassa… e dalla cassa non vedevo più quella ragazza. “Vabbeh, pazienza”, mi sono detta, “sarà per la prossima volta”. Invece, appena uscita, la vedo che sta parlando (sempre con un dolce sorriso in volto) con una signora venuta a fare la spesa. Mi avvicino, le interrompo per un secondo, e le dico: “Tieni, se le vuoi, queste le ho prese per te”. Mi vengono ancora i brividi, se ci penso. Perché lei si è interrotta, ha sgranato gli occhi, mi ha guardata come se fossi un’aliena. E mi ha detto: “Davvero?”, con lo sguardo di un bambino piccolo a cui fai una sorpresa bellissima, il suo regalo preferito. Io credo non abbia nemmeno guardato cos’avevo preso, perché credo che la sorpresa non sia stata il fatto di averle dato qualcosa, ma il fatto di averle detto che l’avevo preso apposta per lei. Si è avvicinata per abbracciarmi e darmi due baci, spontaneamente, chiedendomi se poteva. “Ma certo!”, ed è stata un’emozione unica. Poi mi ha guardata, con quei suoi bellissimi occhi, a bocca aperta. E senza pensare le ho detto: “Non piangere, altrimenti mi metto a piangere anch’io”, ed era vero. E insomma, poi sono più o meno fuggita perché quasi mi vergognavo, quando mai qualcuno di noi reagirebbe così di fronte a un gesto insignificante come il mio? Un pensiero simile ti mette di fronte alla realtà dei fatti, a quanto io e mio marito (e i nostri quattro gatti) siamo fortunati, e possiamo permetterci molto più di quello che ci serve. E così sono andata verso casa, mentre le mi fissava ancora da lontano, senza parole… E ci siamo salutate con la mano, e le ho detto che tanto ci saremmo riviste presto. E mi sono venute le lacrime agli occhi. Lei non credo che lo sappia, ma mi ha dato molto, molto di più di quel che le ho dato io. Lo so, non le ho cambiato la vita, non l’ho aiutata… ma a volte un po’ di calore è quello che ci serve per arrivare a fine giornata. E lei me l’ha regalato di sicuro, io spero almeno un pochino.

Senza contare che ovviamente nel tragitto verso casa (fortuna che erano solo 15/20 minuti di strada!) ho iniziato a fantasticare… di conoscerci meglio, di portarla a pranzare da me una volta (se le va) e mi son tornati in mente tutti gli ideali che avevo finita l’università… già perché allora ho persino scritto a Medici senza frontiere per chiedere se prendessero psicologi in missione (all’epoca no). Sono una pazza… chissà se mio marito se ne rende davvero conto. Ma ho voglia di fare qualcosa che mi faccia sentire bene, e non sempre centrata su me stessa. Fosse anche due chiacchiere sincere con una ragazza davanti al supermercato, che male c’è? Spero solo di non perdermi mai. Sono una sognatrice, lo so. E questa parte di me vorrei che sopravvivesse.

Ecco… e forse ora è tornata la fame anche a me, magari sarà pure ora di pranzare.

ps: inutile dirlo, ma di revisioni non ce ne sono. Almeno qui, almeno nel mio flusso di pensieri storti. E lo so che sbaglio. Così com’è inutile dirmi che scrivo troppo…

Pubblicato in follia, ispirazione, me | Contrassegnato , , , , , , , , | Lascia un commento