2019

Ci siamo dentro da un pezzo ormai, quasi tre mesi.

E io continuo a sentirmi dentro un frullatore per la maggior parte del tempo. Perché appena mi fermo mi sale un’ansia che ancora non so gestire. E quindi non riesco davvero a fermarmi. Come se per paura di non vivere davvero dovessi continuare a fare, fare, fare… Ma soprattutto non sapessi più stare da sola.

Che ho nella testa?

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sono una stronza o no?

Mi hai messo di fronte a quella parte di me che ho sempre cercato di seppellire.

O di punire.

 

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Ci ho provato

Ci sto provando, cazzo.

Ci sto provando in tutti i modi a esserti amica.

Ma ogni volta che arriviamo così vicini da stare bene, alzi un muro che mi ribalta a chilometri di distanza.

Non ne posso più, non ce la faccio più.

Non ci sei mai quando ho bisogno di te. Non vieni mai a cercarmi. Solo quando fa comodo a te. E sei capacissimo pure di rigirare la frittata. Tu e la tua cazzo di intelligenza troppo acuta. Mi fai stare male. Ma lo capisci? Sicuramente no. E manco te ne frega un cazzo. Sempre a fare il censore. Sempre a mettere i puntini sulle i. Sempre a indicare. Che cazzo ti ho chiesto di troppo? Una foto? O meglio… il suo sottinteso: pensarmi? È troppo? E allora arrangiati.

Mi vuoi solo quando ti fa comodo.

Beh allora vedi di venirmi a cercare meglio.

Fanculo

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Fine

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Fanculo…

…questa sera ho capito che sono innamorata.

Di te.

Anche se non voglio ammetterlo.

E non so se questa cosa se ne andrà mai. Da me. Anche se so che un giorno mi caccerai via per sempre.

Ma non riesco a stare senza te. Maledizione.

È troppo tardi.

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Notturno

Sono quasi le due del mattino, in Italia quasi le tre.

E sono ancora sveglia, certo è più semplice sapendo che domani ho giorno libero. e ancora più semplice oggi, dato che ho dormito tutto il pomeriggio invece di stare al lavoro. Complice il dolore atroce alla schiena, che stamattina dopo due ore di “amatissimo” call centre, mi ha costretta ad abbandonare il posto di lavoro. Sick. Sigh. O quello che volete.

Impasticcata, chiusa in una stanza, dedita allo yoga, buttata sul letto con quattro cuscini per trovare la posizione giusta, imbottita di potentissimo ibuprofene in dosi massicce (che però non ha fatto molto effetto), ho passato la giornata così. A preoccuparmi e a farmi prendere dal panico, memore dell’ultima volta che la schiena mi ha abbandonato, nel 2012. E ho l’impressione che non siano mai date a caso. Corpo maledetto. Nel 2012 mi sono sposata. Nel 2012 ho perso il lavoro (che comunque detestavo). Nel 2012 ho ripreso a fare ciò che più amavo, tradurre. E sono passati sei anni. È il 2018. Mi sto separando. Odio di nuovo il lavoro (e vorrei farmi licenziare… non lo faccio io, non ancora almeno, solo perché non possiedo ancora una valida alternativa) e vorrei tornare a tradurre.

Così ho passato la nottata a perdermi tra parole e letture, blog, case editrici che non conoscevo, curriculum, ancora parole. Ultimamente la poesia mi cattura parecchio l’anima, ma certo dipende sempre da chi e da come. Più sto qui, più mi rendo conto che non sopporto il “mainstream”, solo che non voglio essere razzista. Però spesso mi annoio, mi manca quel qualcosa in più, che allora cerco di portare io per dare un po’ di movimento. Anche se col rischio di passare solo per quella strana… e vabbè, chi se ne importa. Tanto passo già per la “strana” per il solo fatto di essere veneta e non bestemmiare!

Anzi, nemmeno stasera ho bestemmiato, con queste fitte bastarde alla schiena e il terrore di non riuscire a tornare a casa sabato mattina… perché sfido chiunque a farsi più di un’ora di corriera alle 3.30 del mattino con la schiena a pezzi, seguita da ore in aeroporto per poi essere finalmente in volo… strizzati come salami in un bell’aerobus Ryanair! Vedremo, vorrei essere positiva. Solo che mi viene pure il panico per la TLS che dovrei tenere giovedì. No, non è una malattia… è un incontro di 1 ora circa che dovrei organizzare per il team in cui lavoro: ho dato io la disponibilità, anzi in pratica mi sono proposta da sola, e adesso sono nel panico. Tipico mio. Lo so. E ora me ne pento, anche perché dato che sto male e la soluzione migliore sarebbe stare a casa… diventa tutto più complicato grazie ai miei cari sensi di colpa, olè.

E in mezzo a tutto questo vuoi mancare tu? Ma figuriamoci. Anzi, stasera hai dato davvero prova di massimo altruismo… piccolo ragazzino egocentrico di cui non riesco a fare a meno. Forse perché in fondo vorrei domarti, o peggio ancora, continuare a fare la lotta e a tenere la corda tesa. Già. Comunque, voglio dire… di tutta la mia ansia per come sto e per il fatto di temere di non tornare, il tuo grande conforto è stato dirmi che comunque venerdì sera sei impegnato!!! Ma vattelapesca proprio…. quando ti vedo ti picchio. Avremo mai un rapporto normale?

In compenso qualcun altro mi ha invitato a un concerto sabato sera, se arrivo sana e salva e se la schiena si riprende. Qualcuno a cui voglio molto bene, e tu lo sai. Vedremo che succede. Ora è meglio se dormo. Ciao mondo.

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C’era una volta un bacio…

…che non riuscivo a dimenticare. Perché indissolubilmente legato alla morte. Perché, finora, era stato il più caldo, sensuale ed emozionante della mia vita. Perché non ha mai portato a nulla ed è rimasto sospeso per sempre.

Dopo quasi 20 anni è arrivato un altro bacio che non scorderò mai più. Il più dolce e appassionato e coinvolgente della mia vita. Riesco ancora a sentire il sapore delle tue labbra morbide. Le tue parole appena abbozzate, che lo precedono di un attimo appena. Il tuo volto tra le mie mani, la tua pelle sotto le mie dita. I tuoi capelli. La tua fronte forte contro la mia. Il tuo respiro affannoso e caldo. E ancora le tue labbra, di cui non mi stanco mai. Che mordo delicatamente. E poi tu che sussurri nel mio orecchio, nel silenzio di quella stanza.

Avrei voluto restare in quel momento per sempre. E non so nemmeno se tu te lo ricordi. Ma il tuo bacio ha vinto su quel ricordo incancellabile.

Sei il mio bacio perfetto. Che forse non tornerà mai più.

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